Comune di Pozzoleone

Storia del comune

è difficile ricostruire l'origine della sua denominazione. Il comune fin dal 18/8/1867 era chiamato solo "Pozzo". Il Sindaco di allora sig. Benozzati, per distinguerlo da altri paesi dello stesso nome, chiese l'autorizzazione di apporvi l'aggiuntivo odierno, prendendo argomento dal sigillo parrocchiale che porta  un leone accanto ad un pozzo. Fu così che re Vittorio Emanuele II in Firenze decretava: "Il Comune di Pozzo ad assumere la denominazione di POZZOLEONE". Due sono le Chiese che troviamo nel capoluogo. La Chiesa parrocchiale è dedicata a Santa Maria  e dipendeva dall'Abazia di San felice di Vicenza fino dal 1630.

Distante circa un chilometro dalla parrocchia troviamo un'altra Chiesa (ora sconsacrata) dedicata a San Valentino, costruita dai Frati Benedettini nel 1634, la quale si trova attualmente, purtroppo in stato di completo abbandono. Il Comune originariamente si estendeva su un'area paludosa e malsana che, soltanto grazie alla paziente ma costante opera dei Frati Benedettini, potè essere risanata e bonificata. Oggi il terreno è particolarmente fertile ed è ben sfruttato in agricoltura principalmente con prati stabili irrigui che consentono la produzione del formaggio Grana Padano ed Asiago.

 

Sotto il profilo artistico nel capoluogo è ancora oggi possibile vedere, in via Vittorio Emanuele, la villa seicentesca dei conti Capra, di stile gotico, la quale per trapassi ereditari fu divisa in due blocchi già dal settecento ed è ora di proprietà delle famiglie Carli e Dalla Via. Meta ininterrotta di migliaia di fedeli è il Santuario della Madonna di Scaldaferro qui invocata "Salus Infirmorum" che da circa 350 anni rappresenta un fuoco di fede. La Chiesa di Scaldaferro, un tempietto di forma ottagonale, fu fatta costruire nel 1715 dal conte Nobile Girolamo Venier.

 


E per finire giungiamo a Friola, forse la più ricca di tradizione e di storia, posta nelle adiacenze del fiume Brenta ove un tempo sorgeva uno scalo portuale di comunicazione con i comuni dell'altra sponda del fiume nonché per il trasporto commerciale di legnami diretti verso terre veneziane. Era qui che si fermavano gli abili "zatterieri" di Valstagna i quali, pagato il "dazio" quando passavano sotto il ponte di Bassano, proseguivano per Limena, Padova fino a raggiungere Chioggia e Venezia.
La tradizione vorrebbe che il territorio di questa località fosse stato un tempo molto più esteso di quello che è al presente e la Chiesa si trovasse allora nel luogo ove sono posti i campi del beneficio  parrocchiale e fosse stata abbattuta da una piena del Brenta; pare che in quella occasione il fiume abbia addirittura cambiato il suo corso.Ricostruire la etimologia  della denominazione attuale "Friola" è cosa assai ardua. Esistono più interpretazioni. Forse il nome è derivato da una parola composta come Friuli da Forum Iuli. Negli scritti vecchi era latinizzato in Friula. Oppure è una specie di aggettivo dal latino "friare" cioè terra friula o friabile, come doveva essere in quel tempo quando era percorsa dal Brenta o, infine un aggiuntivo sostantivo di terra o casa Friula o Priula, giustificato questo dal fatto di chiamarsi da tutti "la Friola".
 

 

La Chiesa antica portata via dal Brenta, era dedicata a Santa Maria, quella attuale a Sant'Ambrogio. Questa era una chiesetta privata  della nobile famiglia Tavola, che la donò al Comune quando l'altra fu distrutta.
In Friola pochi sono i ruderi  dell'antico castello volgarmente chiamato "Castellaro" che trovasi nominato già nel 1487.
Nel 1748 in occasione di una eccezionale inondazione del fiume Brenta, si fermò a Friola la miracolosa immagine della Beata Vergine del Pedancino portata via dalla furia delle acque del torrente Cismon dell'Omonimo Comune.

 



Di particolare pregio  è anche la Villa Condestaule (in località Belevedere lungo via San Michele), così chiamata dall'omonima famiglia proveniente dalla Grecia, che riflette la civiltà architettonica Bassanese del milleseicento, ora di proprietà della famiglia Rosin.